Come gestire la paura di deludere le persone a cui tieni

Avatar Valentina Coppola
Seguici su Google

·

Citazione del giorno

una sedia vuota rivolta verso una porta socchiusa da cui filtra una luce calda, la stanza in primo piano in penombra verde-azzurra

La paura di deludere è il timore che una propria scelta, o un rifiuto, faccia abbassare la considerazione che una persona importante ha di noi. Non riguarda gli sconosciuti: si attiva soprattutto verso chi si ama o si stima, cioè verso le relazioni che si ha più interesse a proteggere.

Entro certi limiti è una spinta utile: tenere conto dell'effetto delle proprie azioni sugli altri fa parte della vita in comune. Diventa un problema quando è questa paura, e non le proprie priorità, a decidere come si impiega il tempo, quali richieste si accettano e quali cose non si dicono.

Da dove nasce

La paura di deludere si forma quasi sempre presto, in contesti in cui l'affetto e l'approvazione arrivavano soprattutto in cambio di un buon comportamento o di buoni risultati. Un bambino che riceve attenzione quando è "bravo" e freddezza quando sbaglia impara a leggere in anticipo le aspettative degli adulti e a conformarsi. Da adulti questo schema resta attivo anche quando la relazione è sicura e nessuno ritirerebbe l'affetto per un no.

La psicologa Vicki Helgeson ha studiato un tratto vicino, che chiama unmitigated communion: la tendenza a concentrarsi sui bisogni degli altri fino a escludere i propri. In una serie di studi condotti con Heidi Fritz (Helgeson e Fritz, 1998), punteggi alti su questo tratto risultano associati a minore benessere e a più sintomi depressivi, perché la persona perde di vista i propri bisogni e accumula risentimento.

Il costo di decidere in base alla delusione altrui

Organizzare le scelte intorno a "come la prenderà" ha conseguenze concrete che si accumulano nel tempo:

  • Le proprie priorità slittano di continuo, perché c'è sempre una richiesta altrui che sembra più urgente.
  • Cresce un risentimento silenzioso verso le stesse persone che si cerca di non deludere, e prima o poi emerge in forma indiretta.
  • Gli altri si abituano a un livello di disponibilità che non è sostenibile, e ogni eccezione viene vissuta come uno strappo.
  • Le decisioni prese per non deludere qualcuno tolgono l'occasione di verificare cosa si vuole davvero.

Separare la delusione prevista da quella reale

Chi teme di deludere tende a dare per certa una reazione negativa che spesso non si verifica, o è molto più contenuta del previsto. Prima di rinunciare a una scelta per proteggere l'altro, è utile distinguere due piani.

Delusione previstaDelusione reale
Su cosa si basaSu un'ipotesi mai verificataSu una reazione osservata, non immaginata
Di chi è la responsabilitàDi chi immagina lo scenario peggioreCondivisa: dipende anche dalle aspettative dell'altro
Cosa richiedeVerificare, non evitareAscoltare senza cercare di riparare subito
Durata tipicaSi dissolve appena si agiscePassa, se la relazione è solida

Una parte del lavoro è anche riconoscere di quali aspettative ci si sta facendo carico: non tutte sono state espresse, e alcune appartengono più a chi teme di deludere che a chi dovrebbe restare deluso. È un meccanismo simile a quello descritto in la trappola del dovrei.

Cosa fare prima di rispondere

  • Prendere tempo. "Ci penso e ti dico" interrompe la risposta automatica dettata dalla paura e lascia spazio a una valutazione reale.
  • Dire un no piccolo e verificabile. Rifiutare una richiesta concreta e circoscritta, e osservare cosa succede davvero, raccoglie prove contro la previsione catastrofica.
  • Distinguere la propria responsabilità. Si è responsabili di comunicare con chiarezza e rispetto, non di garantire che l'altro non provi mai delusione.
  • Tollerare il disagio dei primi minuti. Il momento peggiore è subito dopo aver detto no; se si resta senza rimangiarsi la decisione, quasi sempre l'intensità cala in fretta.
infografica con quattro mosse prima di rispondere a una richiesta quando si teme di deludere: prendere tempo, dire un no piccolo e verificabile, distinguere la propria responsabilità, tollerare il disagio dei primi minuti

Quando qualcuno resta deluso davvero

A volte la delusione è reale: una persona contava su qualcosa e non l'ha ottenuta. In quel caso è utile riconoscerla in modo diretto ("capisco che speravi in una risposta diversa") senza aggiungere una serie di scuse o di rimedi che non erano stati chiesti. Un eccesso di riparazione comunica che la propria scelta era sbagliata, e riporta la relazione allo schema di partenza. La stessa dinamica vale per il chiedere scusa quando non serve. Se dopo un no la paura di deludere lascia un senso di colpa che non passa, il meccanismo è descritto in come smettere di sentirsi in colpa quando si dice sì controvoglia.

Il test sul locus di controllo dà un'indicazione su quanto si tende ad attribuire agli altri, più che a sé, il potere di determinare come va una situazione: un locus molto esterno rende la paura di deludere più pesante da gestire.

Gestire la paura di deludere significa smettere di trattare ogni possibile dispiacere altrui come una propria colpa da prevenire: si risponde alle richieste in base alle proprie priorità, si comunica con rispetto e si lascia all'altro la parte di reazione che gli spetta.


Avatar Valentina Coppola