Uno nessuno e centomila: l’identità e lo sguardo altrui

Avatar Valentina Coppola
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Citazione del giorno

un vecchio specchio appoggiato a una parete che riflette una lampada accesa e una poltrona, luce calda da una finestra

Pubblicato nel 1926, Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello parte da un episodio minimo: la moglie fa notare al protagonista, Vitangelo Moscarda, che il suo naso pende leggermente verso destra. Moscarda si rende conto di non essersene mai accorto, e da lì arriva a una scoperta che lo travolge: la persona che lui crede di essere non coincide con nessuna delle immagini che gli altri hanno di lui.

La trama in breve

Moscarda vive di rendita in una cittadina siciliana, grazie a una banca ereditata dal padre e gestita da altri. L’osservazione della moglie sul naso lo porta a interrogare amici, conoscenti e la moglie stessa su come lo vedono, e scopre che ognuno ha in mente un Moscarda diverso: per uno è un usuraio, per un altro un ingenuo, per un altro ancora un uomo buono. Nel tentativo di distruggere queste immagini e di essere finalmente se stesso, compie una serie di gesti sempre più estremi, fino a rinunciare a ogni proprietà e a ogni ruolo sociale.

Centomila versioni di sé negli occhi degli altri

Il nucleo del romanzo è che l’identità di una persona non è un dato interno e stabile, ma il risultato di come viene percepita nei diversi contesti in cui si muove. Moscarda è “centomila” perché esiste una sua versione nella mente di ognuno che lo conosce, e nessuna di queste versioni è sotto il suo controllo. Quando cerca di imporre l’immagine che ha di sé, si accorge che gli altri continuano a vederlo a modo loro, e che anche la sua immagine interna cambia a seconda di chi ha davanti.

Quando l’immagine che gli altri hanno di noi non coincide

Il disagio di Moscarda nasce dalla distanza tra come si sente e come viene trattato. È un’esperienza comune, per esempio quando si viene descritti con un aggettivo che non ci si riconosce, o quando in famiglia si resta legati a un ruolo assunto da ragazzi. Il romanzo porta questa distanza al suo estremo: Moscarda non riesce a tollerarla e sceglie di dissolvere del tutto la propria identità sociale, finendo in un ospizio da lui stesso finanziato. Pirandello non presenta questa via d’uscita come una soluzione, ma come l’esito di chi rifiuta qualsiasi compromesso con lo sguardo degli altri.

Cosa dice ancora oggi

Il romanzo resta attuale perché descrive un meccanismo che la psicologia sociale ha poi studiato in modo sistematico: il sé si costruisce anche attraverso le reazioni degli altri, e una parte del nostro comportamento serve a gestire l’impressione che facciamo. Il punto di Pirandello è che questo processo non si può eliminare. Si può però smettere di pretendere che esista una sola versione “vera” di sé che tutti dovrebbero riconoscere, e accettare di essere percepiti in modi diversi senza sentirsi per questo traditi.

Uno, nessuno e centomila mostra che l’identità si costruisce e si rinegozia di continuo con lo sguardo degli altri: il problema non è che questo accada, ma la pretesa che esista una versione unica e definitiva di sé, valida per tutti.

La tendenza a modulare il proprio comportamento in base a come si pensa di essere percepiti si può osservare con il test del self-monitoring. Il bisogno di ricevere una conferma esterna alla propria immagine è approfondito in come smettere di cercare conferme esterne, mentre il costo di mostrarsi come si è davvero è il tema di togliersi la maschera.


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