Come aiutare un adolescente nella prima delusione d'amore

Avatar Valentina Coppola
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Citazione del giorno

uno smartphone appoggiato a faccia in giù su un letto disfatto, luce serale da una finestra sullo sfondo

Un ragazzo di sedici anni riceve la fine della sua prima relazione con un messaggio, senza un confronto diretto. Nei giorni successivi controlla ripetutamente se l'ex ha visualizzato le sue risposte precedenti, ricontrollando la stessa conversazione in cerca di un segnale che gli sia sfuggito. Per un genitore che osserva da fuori, "è successo solo per messaggio" può sembrare un modo per ridimensionare l'accaduto. Per lui ha l'effetto opposto: la mancanza di un confronto diretto, di un momento di chiusura netto, rende l'elaborazione più difficile, non più semplice, perché resta aperta la possibilità immaginaria di un chiarimento che non arriverà mai in quella forma.

Una rottura arrivata per messaggio

A differenza delle rotture di una generazione fa, oggi la fine di una relazione raramente comporta un'interruzione netta del contatto visivo con l'altra persona, un aspetto che si somma ai meccanismi descritti in emozioni e schermi: l'effetto dei social sugli adolescenti. Riconoscere che il modo in cui è arrivata la notizia, improvviso e senza spiegazione diretta, pesa quanto la notizia stessa, apre uno spazio di conversazione che la minimizzazione chiude subito.

Perché fa male quanto sembra

Naomi Eisenberger, Matthew Lieberman e Kipling Williams pubblicarono nel 2003 su Science uno studio di risonanza magnetica funzionale in cui i partecipanti venivano esclusi da un gioco virtuale a palla, dopo essere stati inizialmente inclusi. L'esclusione attivava aree cerebrali, in particolare la corteccia cingolata anteriore dorsale, in parte sovrapposte a quelle coinvolte nel dolore fisico, con un'intensità correlata al disagio riferito dai partecipanti (Eisenberger, Lieberman e Williams, 2003). Non è una metafora dire che una rottura "fa male": il sistema coinvolto è in parte lo stesso, ed è la prima volta che un adolescente lo sperimenta a questa intensità, senza il termine di paragone di delusioni sentimentali precedenti.

Due modi di sbagliare, l'opposto l'uno dell'altro

"Ne troverai un altro" e "a questa età non è ancora amore vero" partono dal presupposto che il problema sia la mancanza di prospettiva. Il problema, invece, è il dolore presente, che una promessa sul domani non riduce: l'effetto più comune di questo tipo di frase è che l'adolescente smetta di parlarne, non che si senta meglio. Il rischio opposto è chiedere più volte al giorno "come stai, ne vuoi parlare?", trasformando il supporto in una sorveglianza che spinge a chiudersi ulteriormente. Tra il silenzio totale e la domanda ripetuta, dichiarare una volta la propria disponibilità e poi lasciare che sia lui a scegliere il momento resta la posizione più efficace.

La porta chiusa

Il ritiro nella propria stanza dopo una rottura è una risposta comune, non un campanello d'allarme che richiede un intervento immediato. Bussare per offrire, senza insistere, un momento di compagnia, guardare qualcosa insieme, fare una commissione, lascia la porta aperta senza forzare una conversazione per cui non è ancora pronto. La disponibilità dichiarata conta più di quella imposta.

Quando l'ex resta a un tocco di distanza

Alcuni segnali indicano che i social stanno prolungando la fase più acuta della sofferenza invece di lasciare che si esaurisca: controllare più volte al giorno il profilo dell'ex senza cercare un'informazione specifica, restare in attesa di una risposta già inviata controllando lo stato di lettura, confrontare la propria situazione con le storie pubblicate da altre coppie. Un divieto netto tende a essere aggirato con un secondo profilo o l'account di un amico, e insegna a nascondere il comportamento, non a smetterlo. Una pausa concordata, magari accompagnata da un'attività alternativa nello stesso momento della giornata in cui il controllo era più frequente, funziona meglio perché riduce l'occasione senza trasformarla in un terreno di scontro.

Il ragazzo dell'apertura, per esempio, controlla la conversazione soprattutto la sera, prima di dormire, lo stesso momento in cui il messaggio di rottura era arrivato. Proporre un'attività diversa proprio in quella fascia oraria, non genericamente "usa meno il telefono", interviene sul momento specifico in cui il comportamento si attiva, invece che sul comportamento in astratto.

Quando la sofferenza va oltre la normale elaborazione

Tristezza, difficoltà a concentrarsi, un temporaneo ritiro sociale rientrano nel range comune dopo una rottura adolescenziale e di norma si attenuano nell'arco di qualche settimana. Il quadro cambia quando compaiono un isolamento prolungato, un calo marcato del rendimento scolastico che persiste oltre un mese, o accenni ad autolesionismo: qui serve l'aiuto di uno psicologo, senza aspettare che la situazione si risolva da sola. Anche un miglioramento che non arriva mai, settimane in cui l'umore resta piatto invece di alternare momenti difficili a momenti migliori, merita attenzione quanto un peggioramento evidente: l'assenza di oscillazione può essere un segnale tanto quanto l'intensità della tristezza.

Aiutare un adolescente nella prima delusione d'amore significa restare disponibili senza minimizzare né forzare il confronto: la sofferenza è reale quanto quella di un adulto, anche se la relazione è durata poco, ed è la prima volta che deve imparare da solo a reggerla.


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