Adolescenti e regolazione emotiva: un cervello diverso

Avatar Valentina Coppola
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Citazione del giorno

la porta della cameretta di un adolescente socchiusa, una luce calda che filtra da dentro in un corridoio in ombra verde-azzurra

Il cervello di un adolescente non è un cervello adulto ancora incompleto, in attesa di riempire gli spazi vuoti. È un sistema che, per alcuni anni, funziona secondo un equilibrio diverso da quello di un bambino e da quello di un adulto, con conseguenze dirette su quanto sia facile o difficile regolare un'emozione intensa.

La neuroscienza dello sviluppo ha una spiegazione precisa per questo squilibrio, non riconducibile a pigrizia o mancanza di rispetto.

Due sistemi che maturano a velocità diverse

Lo psicologo Laurence Steinberg ha proposto nel 2008, su Developmental Review, un modello a due sistemi per spiegare il comportamento adolescenziale (Steinberg, 2008). Il primo è il sistema socio-emotivo, che comprende l'amigdala e le strutture limbiche legate alla ricompensa: matura precocemente e raggiunge un picco di sensibilità proprio intorno alla pubertà. Il secondo è il sistema di controllo cognitivo, che ha sede nella corteccia prefrontale: matura in modo graduale e continua a svilupparsi fino alla metà dei vent'anni.

Nell'infanzia entrambi i sistemi sono ancora acerbi e l'equilibrio tra i due resta relativamente stabile. Nell'adolescenza il sistema socio-emotivo accelera bruscamente, mentre quello di controllo procede al proprio ritmo lento: si apre una finestra di alcuni anni in cui la spinta emotiva è già adulta, ma il freno cognitivo è ancora in costruzione.

infografica con due curve di maturazione cerebrale: il sistema socio-emotivo che matura presto e raggiunge un picco in pubertà, il sistema di controllo cognitivo prefrontale che matura gradualmente fino alla metà dei vent'anni

Cosa mostrano le immagini cerebrali

B.J. Casey, Rebecca Jones e Todd Hare hanno riassunto nel 2008, sugli Annals of the New York Academy of Sciences, i risultati degli studi di risonanza magnetica funzionale sul cervello adolescente (Casey, Jones e Hare, 2008). Un dato ricorrente: davanti a stimoli emotivamente carichi, l'amigdala degli adolescenti mostra un'attivazione più intensa rispetto a quella di bambini e adulti, anche quando il comportamento osservato dall'esterno non appare diverso. La reattività si vede prima nel cervello che nella condotta.

Lo stesso corpo di studi mostra che la corteccia prefrontale degli adolescenti, se messa alla prova in condizioni calme e senza pressione emotiva, ragiona in modo quasi indistinguibile da quella di un adulto. Il problema non è la capacità di ragionare in astratto: è la capacità di farlo mentre il sistema emotivo è già attivato.

Casey, Jones e Hare notano inoltre che questa finestra di squilibrio non è un difetto evolutivo, ma un compromesso funzionale: la stessa sensibilità che rende il sistema socio-emotivo più reattivo nell'adolescenza sostiene anche l'apprendimento sociale accelerato tipico di questa fase, dalla formazione dell'identità alla costruzione di legami fuori dalla famiglia. Il prezzo di questa accelerazione è una minore stabilità emotiva nel frattempo.

Perché non è un problema di volontà

Questa distinzione, tra ragionamento "a freddo" e regolazione "a caldo", spiega perché un adolescente può descrivere con lucidità, in una conversazione tranquilla, come dovrebbe reagire a una provocazione, e poi non riuscire ad applicarlo nel momento in cui la provocazione arriva davvero. Non è un'incoerenza volontaria: è il sistema di controllo che arriva sistematicamente in ritardo rispetto a quello emotivo, per un motivo di sviluppo, non di carattere.

BambinoAdolescenteAdulto
Sistema socio-emotivoNon ancora maturoGià molto reattivoStabile
Controllo prefrontaleNon ancora maturoIn costruzione, in ritardoMaturo
Divario tra i due sistemiRidottoMassimoRidotto

Cosa non significa questo divario

Il modello a due sistemi non descrive un adolescente incapace di autocontrollo in generale. Nelle stesse ricerche di neuroimaging, la corteccia prefrontale degli adolescenti funziona bene in compiti di ragionamento astratto, pianificazione o calcolo, anche complessi, quando non c'è attivazione emotiva di mezzo. Un ragazzo che sa organizzare con lucidità un progetto scolastico articolato non sta contraddicendo il modello quando, la sera stessa, perde il controllo per un commento sul volume della musica: sono due condizioni cognitive diverse, "a freddo" e "a caldo", governate in parte da circuiti diversi.

Non è nemmeno un fenomeno che riguarda tutti i momenti della giornata allo stesso modo. Il divario tra i due sistemi si accentua in presenza dei coetanei, sotto stress sociale o quando è già presente una tensione irrisolta: sono le condizioni in cui il sistema socio-emotivo parte da un livello di attivazione più alto, lasciando meno margine al controllo cognitivo prima di essere sopraffatto.

Un esempio e cosa cambia nella risposta di un adulto

Un genitore fa un'osservazione neutra su un orario di rientro. Un adulto, nello stesso contesto, la registrerebbe come un dettaglio organizzativo. Un adolescente, con il sistema socio-emotivo già attivato da un'interazione precedente rimasta in sospeso, può percepirla come un giudizio e reagire con un'intensità sproporzionata rispetto al contenuto oggettivo della frase. Il divario tra i due sistemi amplifica la lettura emotiva prima che il controllo cognitivo riesca a intervenire e correggerla.

Sapere questo cambia la risposta più utile da dare in quel momento: intervenire sul contenuto mentre il sistema emotivo è già saturo produce quasi sempre un'escalation, perché si sta chiedendo al freno di funzionare proprio mentre è meno disponibile. Riprendere la stessa conversazione più tardi, quando l'attivazione è scesa, è la finestra in cui la corteccia prefrontale può tornare a partecipare davvero allo scambio. Questo meccanismo è anche il punto di partenza per capire come gestire la rabbia di un figlio adolescente senza scontrarsi, dove la stessa finestra temporale diventa uno strumento pratico.

Il cervello adolescente regola le emozioni in modo diverso perché il sistema che genera la reattività matura prima di quello che dovrebbe contenerla: è un divario di sviluppo, non un deficit di volontà o di rispetto.


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