Fatica decisionale nei genitori: perché la sera crolli

Avatar Valentina Coppola
Seguici su Google

·

Citazione del giorno

un piano cucina ingombro di piccoli oggetti sparsi, illuminato da un'unica lampada nella penombra notturna

Decidere cosa preparare per cena non richiede lo sforzo cognitivo di una scelta importante. Eppure un genitore che ha preso duecento micro-decisioni di scarso peso individuale, dal vestito da far indossare al bambino alla richiesta di merenda dell'altro, può arrivare a sera più svuotato di chi ne ha prese dieci ben più rilevanti sul lavoro. Il numero conta quanto il peso di ogni singola scelta.

Questo fenomeno ha un nome nella ricerca psicologica, la fatica decisionale, ma nella genitorialità assume una forma più estesa di quella misurata nei primi studi sul tema.

Fatica decisionale e carico mentale non sono la stessa cosa

Lo psicologo Roy Baumeister ha introdotto nel 1998 il concetto di ego depletion: la capacità di autocontrollo e di scelta lucida si comporta come una risorsa limitata, che si consuma con l'uso e si esaurisce nel corso della giornata. È il meccanismo dietro la fatica decisionale in senso stretto, quello descritto in dettaglio in perché di sera non riesci più a decidere niente: più scelte si accumulano, più la qualità delle decisioni successive peggiora.

Nella genitorialità però il logorio non nasce solo dal numero di decisioni prese. La sociologa Allison Daminger, in uno studio del 2019 pubblicato su American Sociological Review, ha scomposto quello che viene chiamato "carico mentale" in quattro fasi cognitive distinte, mostrando che decidere è solo una delle quattro e spesso non la più pesante.

Le quattro fasi del carico cognitivo

  • Anticipare: accorgersi in anticipo che una cosa andrà organizzata, prima ancora che diventi urgente (le scarpe che il bambino sta stretto, il vaccino in scadenza);
  • Identificare le opzioni: raccogliere le alternative possibili e valutarle (quale pediatra ha disponibilità, quale attività pomeridiana si concilia con gli orari);
  • Decidere: scegliere tra le opzioni raccolte, la fase più visibile e l'unica misurata dagli studi classici sulla fatica decisionale;
  • Monitorare: verificare che la decisione presa venga eseguita e resti valida nel tempo (controllare che le scarpe nuove siano arrivate, che l'appuntamento non sia saltato).
infografica con le quattro fasi del carico mentale genitoriale secondo Daminger: anticipare, identificare le opzioni, decidere, monitorare

Daminger ha osservato che anticipare e monitorare, le due fasi meno visibili, sono anche quelle più difficili da delegare o condividere tra genitori: chi le presidia resta costantemente "in ascolto" anche quando l'altro genitore si occupa materialmente del compito. È un lavoro cognitivo che non si vede e non si può misurare contando quante decisioni sono state prese in un giorno.

Perché la sera è il punto di rottura

La sera arriva dopo che tutte e quattro le fasi sono state attraversate più volte nel corso della giornata, spesso in parallelo tra loro e sovrapposte agli impegni di lavoro. A differenza della fatica decisionale generica, che si esaurisce quando finisce l'orario di lavoro, il carico mentale genitoriale non ha un momento di stacco: la fase di monitoraggio continua anche a cena, durante i compiti, prima di addormentarsi.

Fatica decisionale genericaCarico mentale genitoriale
Cosa misuraSolo la fase della sceltaAnticipare, identificare, decidere, monitorare
Quando si esaurisceA fine orario di lavoroNon ha un confine orario definito
Si può delegareSpesso sì, ad altri colleghiLe fasi meno visibili restano su chi le presidia

Cosa non aiuta

Un errore comune è cercare sollievo attraverso altre piccole decisioni percepite come rilassanti: scorrere i social alla ricerca di qualcosa da guardare, sfogliare un negozio online senza l'intenzione reale di comprare, decidere cosa ordinare per cena mentre si è già esausti dal deciderlo per tutta la famiglia. Ognuna di queste attività attinge alla stessa risorsa cognitiva già ridotta, anche se non sembra un impegno: il sollievo percepito è nell'evasione dal ruolo, non nel riposo della funzione decisionale, che resta comunque sollecitata.

Un caso concreto: compiti uguali, carico diverso

Due genitori si dividono i compiti pratici in modo apparentemente equo: uno prepara la cena, l'altro fa il bagnetto; uno accompagna a scuola, l'altro va a riprendere. Sulla carta il carico è diviso a metà. Solo uno dei due, però, si accorge con settimane di anticipo che le scarpe sono strette, ricorda la scadenza del vaccino, tiene a mente i compleanni dei compagni di classe da cui potrebbero arrivare inviti. L'altro esegue i compiti assegnati, ma non "tiene a mente" nulla di suo.

Il secondo genitore, guardando la lista delle attività fatte, può non capire perché il primo sia più esausto a parità di ore dedicate: la differenza non è nel tempo investito, è nel presidio costante delle fasi di anticipare e monitorare, che non compare in nessuna lista di compiti e per questo resta il più delle volte invisibile a chi non la porta.

Come alleggerire il carico prima che la sera arrivi

Ridurre il numero di decisioni quotidiane funziona meglio che provare a decidere più in fretta. Un menù settimanale fisso, regole stabili invece di negoziazioni ripetute ogni volta ("a che ora si spengono gli schermi" deciso una volta, non ogni sera), rotine del mattino sempre uguali: ogni automatismo tolto dalla lista elimina anche il carico cognitivo di anticipare e monitorare quella specifica area.

Quando in famiglia sono presenti due genitori, la condivisione reale del carico richiede di dividere anche le fasi di anticipare e monitorare, non solo il compito finale di decidere ed eseguire. È qui che si annida spesso lo squilibrio più difficile da notare: entrambi eseguono, ma solo uno "tiene a mente" tutto quello che va tenuto a mente.

La fatica decisionale dei genitori non nasce solo dal numero di scelte prese in un giorno, ma dal carico cognitivo di anticipare e monitorare che continua anche quando la decisione è già stata presa.


Avatar Valentina Coppola