Blocco emotivo nel lutto: quando il dolore resta fermo

Avatar Valentina Coppola
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Citazione del giorno

un cappotto pesante appeso da solo a un gancio a muro accanto a una porta in un corridoio in penombra, luce fredda nel corridoio e una striscia di luce calda sul bordo della porta

Il lutto non segue un calendario. Non esiste un numero di mesi dopo il quale una perdita "dovrebbe" essere superata, e il percorso procede a intensità variabile, con giorni migliori e ricadute. Esiste però una differenza tra un lutto che si muove lentamente e uno che resta fermo nello stesso punto per anni, senza cambiare.

Quando il dolore resta identico a quello dei primi giorni molto tempo dopo la perdita, e la vita si organizza tutta intorno a quell'evento o tutta nella sua rimozione, si parla di lutto bloccato. Riconoscerlo serve a capire quando basta darsi tempo e quando conviene chiedere aiuto.

Cos'è un blocco emotivo nel lutto

Un blocco emotivo nel lutto è la sospensione prolungata del processo con cui, normalmente, una perdita viene integrata nella propria vita. Si presenta in due forme opposte. Nella prima il dolore resta acuto e invariato: la mancanza è vissuta con la stessa intensità dei primi giorni anche dopo uno o due anni. Nella seconda le emozioni sembrano assenti fin dall'inizio, come se la perdita non fosse avvenuta, e restano congelate a lungo. In entrambi i casi il tempo passa ma qualcosa non si rimette in movimento.

Dal 2022 le principali classificazioni diagnostiche riconoscono il "disturbo da lutto prolungato" come quadro distinto, definito da un dolore intenso e invalidante che persiste oltre i dodici mesi negli adulti. Non è la norma del lutto: riguarda una minoranza delle persone in lutto, e proprio per questo va distinto dal decorso abituale.

I segnali che il lutto si è bloccato

Alcuni indizi distinguono un lutto lento da uno fermo:

  • A distanza di oltre un anno, il desiderio della persona e il dolore per la sua assenza non sono cambiati di intensità.
  • Evitare sistematicamente tutto ciò che ricorda la perdita (luoghi, oggetti, ricorrenze) oppure, all'opposto, non riuscire a occuparsi di nulla che non sia collegato ad essa.
  • La sensazione che la propria vita si sia fermata alla data della perdita, e che andare avanti sia un tradimento.
  • Difficoltà a definire chi si è ora, come se una parte dell'identità fosse rimasta legata al ruolo che si aveva con quella persona.
  • Uno stato di anestesia emotiva che non si attenua, con l'impressione di assistere alla propria vita da fuori.
Lutto in evoluzioneLutto bloccato
Intensità del doloreCala e torna a ondate, con un andamento nel tempoResta uguale a quella dei primi giorni anche dopo oltre un anno
Rapporto con i ricordiDiventa possibile ripensare alla persona anche senza crollareOgni ricordo riporta al dolore acuto, oppure viene evitato del tutto
Vita quotidianaRiprende gradualmente, pur con faticaResta sospesa, come ferma alla data della perdita

Perché il lutto può restare fermo

Il fattore più comune è l'evitamento. Ogni volta che il dolore viene allontanato prima di essere attraversato, resta alla stessa intensità, perché non ha modo di essere elaborato. Altri elementi rendono il blocco più probabile: una perdita improvvisa o traumatica, un rapporto con la persona segnato da conflitti irrisolti, l'assenza di uno spazio o di un permesso per esprimere il dolore (per pressioni familiari, lavorative o culturali), e le perdite secondarie che accompagnano quella principale, come un cambiamento di casa, di reddito o di rete sociale. Una perdita improvvisa può anche riattivare una paura dell'abbandono già presente, che rende più difficile lasciar andare.

Cosa puoi fare tu

Un lavoro personale non sostituisce un percorso clinico quando serve, ma alcuni passi aiutano a rimettere in movimento il processo.

  • Ridurre l'evitamento a piccoli passi. Avvicinarsi in modo graduale a ciò che si evita, un oggetto, una fotografia, un luogo, restando il tempo necessario a sentire l'emozione senza fuggirla subito.
  • Ricostruire routine minime. Orari dei pasti, del sonno e una sola attività fissa al giorno danno una struttura di base quando tutto il resto sembra sospeso.
  • Dare parola alla perdita. Parlarne con una persona di fiducia, o scriverne, aiuta a organizzare un'esperienza che spesso resta confusa e frammentata.
  • Creare un gesto di commiato personale. Un rito scelto da sé, anche minimo, offre un momento in cui riconoscere la perdita invece di tenerla sempre sullo sfondo.
infografica dei 4 passi per rimettere in movimento un lutto bloccato: ridurre l'evitamento a piccoli passi, ricostruire routine minime, dare parola alla perdita, creare un gesto di commiato personale

Lo stesso principio dell'avvicinamento graduale vale per uscire da un periodo di apatia emotiva, spesso presente quando il lutto è congelato.

Quando rivolgersi a un professionista

Quando i segnali del blocco persistono oltre l'anno, quando compaiono depressione, isolamento marcato o pensieri di non voler più vivere, o quando ogni tentativo di procedere si arena, la strada indicata è un percorso con uno psicologo o uno psicoterapeuta, se possibile con esperienza specifica sul lutto. Esistono forme di psicoterapia sviluppate proprio per il lutto prolungato. In presenza di pensieri suicidari è importante rivolgersi subito al medico, al pronto soccorso o a una linea di ascolto dedicata. Questo articolo non sostituisce quella valutazione.

Un lutto bloccato non si sblocca sforzandosi di "andare avanti", ma riducendo un po' alla volta la distanza dal dolore che si è evitato, spesso con l'aiuto di qualcuno.


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