Fonte: ISTAT, indagine "Aspetti della vita quotidiana", dati 2024.
Questa pagina raccoglie due indicatori ISTAT sulla vita sociale degli italiani: quanto le persone si fidano di chi non conoscono, e quanto si dichiarano soddisfatte dei rapporti con familiari e amici. Fanno parte della stessa dimensione del rapporto BES (Benessere Equo e Sostenibile), le "Relazioni sociali", ma raccontano cose diverse. I numeri vengono da ISTAT, non da stime del sito, e ogni valore riporta la fonte e la data in cui è stato rilevato.
La fiducia interpersonale, o fiducia generalizzata, misura quante persone pensano che ci si possa fidare della gente in generale, sconosciuti compresi. È uno degli indicatori usati negli studi sulla coesione sociale, perché una società in cui le persone si fidano le une delle altre coopera con meno attriti. Non va confusa con la fiducia verso persone note come parenti, amici o colleghi, che ISTAT rileva a parte ed è molto più alta.
Quanti italiani si fidano degli altri
ISTAT pone ogni anno a un campione rappresentativo della popolazione dai 14 anni in su una domanda a due opzioni: gran parte della gente è degna di fiducia, oppure non si è mai abbastanza prudenti nel trattare con gli altri. Il grafico mostra la quota di chi sceglie la prima risposta.
Quota di popolazione di 14 anni e oltre che ritiene gran parte della gente degna di fiducia. Fonte: ISTAT, indagine Aspetti della vita quotidiana.
Per quasi tutto il decennio la quota è rimasta intorno a un quinto della popolazione, con oscillazioni contenute. La salita più netta arriva tra il 2018 e il 2021, quando la fiducia dichiarata passa dal 21% al 25,5%, il valore più alto della serie. Dal 2022 la tendenza si inverte: il 2024 segna 22,5%, con un calo di 2,3 punti in un solo anno che riporta l'indicatore vicino ai livelli di inizio decennio.
Resta il dato di fondo: in Italia poco più di due persone su dieci pensano che ci si possa fidare della gente in generale. Le altre otto ritengono che con gli sconosciuti convenga la prudenza. È una quota bassa nel confronto con i paesi del Nord Europa, dove supera spesso il 60%, e più vicina a quella di Francia e Portogallo.
Il divario tra le regioni
Il dato nazionale nasconde differenze molto ampie tra territori, più ampie di quelle che si osservano su quasi ogni altro indicatore ISTAT di benessere. La tabella riporta, per ogni regione e provincia autonoma, la quota di popolazione che ritiene gli altri degni di fiducia nell'ultimo anno disponibile.
| # | Regione | Ritiene gli altri degni di fiducia |
|---|---|---|
| 1 | Prov. Autonoma di Bolzano | 38,1% |
| 2 | Prov. Autonoma di Trento | 32,5% |
| 3 | Valle d'Aosta | 29,4% |
| 4 | Liguria | 26,3% |
| 5 | Veneto | 25,3% |
| 6 | Friuli-Venezia Giulia | 25,3% |
| 7 | Lombardia | 24,3% |
| 8 | Lazio | 24,0% |
| 9 | Piemonte | 23,9% |
| 10 | Emilia-Romagna | 23,4% |
| 11 | Umbria | 23,2% |
| 12 | Calabria | 22,5% |
| 13 | Sardegna | 22,2% |
| 14 | Marche | 21,9% |
| 15 | Toscana | 20,7% |
| 16 | Campania | 19,8% |
| 17 | Molise | 19,4% |
| 18 | Puglia | 19,3% |
| 19 | Basilicata | 18,8% |
| 20 | Abruzzo | 17,8% |
| 21 | Sicilia | 15,7% |
In testa ci sono le due province autonome di Bolzano e Trento e la Valle d'Aosta, con quote comprese tra il 29% e il 38%. In fondo Sicilia, Abruzzo, Basilicata e Puglia, tutte sotto il 20%. Tra la prima e l'ultima regione ci sono più di 22 punti percentuali: un divario più grande di quello che separa l'Italia da qualsiasi paese europeo su questo stesso indicatore.
La divisione ricalca solo in parte la linea Nord-Sud. Nel Nord il 24,9% della popolazione ritiene gli altri degni di fiducia, contro il 22,6% del Centro e il 19,0% del Mezzogiorno. Il gradiente esiste, ma è meno marcato del vantaggio delle regioni alpine a statuto speciale, che si distinguono dal resto del Nord quanto il resto del Nord si distingue dal Sud.
Fiducia e livello di istruzione
ISTAT scompone lo stesso indicatore per titolo di studio più alto conseguito. Il divario che emerge è più ampio di quello territoriale.
| Titolo di studio più alto conseguito | Ritiene gli altri degni di fiducia |
|---|---|
| Licenza elementare o nessun titolo | 13,9% |
| Licenza di scuola media | 18,4% |
| Diploma di scuola superiore | 22,5% |
| Laurea e post-laurea | 35,7% |
Tra chi ha una laurea, il 35,7% ritiene gli altri degni di fiducia. Tra chi ha al massimo la licenza elementare la quota scende al 13,9%. Il rapporto è di quasi tre a uno, e la differenza tra i due estremi supera i 20 punti percentuali, come nel confronto tra regioni.
I dati ISTAT non permettono di stabilire la direzione del legame. L'istruzione più alta si accompagna in media a redditi più stabili, reti di relazioni più ampie e minore esposizione a contesti in cui la diffidenza è una difesa razionale: sono questi fattori a spostare la fiducia, non il titolo di studio in sé. Lo stesso vale per il divario territoriale, che si sovrappone in parte a quello per istruzione.
Città o piccoli comuni
Sulla soddisfazione per la propria vita, i dati ISTAT mostrano da anni un vantaggio stabile dei piccoli comuni sui grandi centri urbani. Sulla fiducia negli altri il quadro si rovescia.
| Tipo di comune | Ritiene gli altri degni di fiducia |
|---|---|
| Centro area metropolitana | 26,9% |
| Comuni con oltre 50.000 abitanti | 23,4% |
| Comuni fino a 2.000 abitanti | 23,3% |
| Periferia area metropolitana | 21,8% |
| Comuni da 2.001 a 10.000 abitanti | 21,0% |
| Comuni da 10.001 a 50.000 abitanti | 20,7% |
La quota più alta di persone che si fidano degli altri si registra nei centri delle aree metropolitane, con il 26,9%, davanti ai comuni con oltre 50.000 abitanti e ai piccoli comuni sotto i 2.000. Le posizioni più basse toccano ai comuni di dimensione intermedia e alle periferie metropolitane. Il divario tra il primo e l'ultimo tipo di comune è di circa 6 punti, molto meno ampio di quello per regione o per istruzione.
La fiducia verso gli sconosciuti misura una disposizione diversa dalla soddisfazione per la propria vita: cresce dove si incontrano più spesso persone che non si conoscono e con background diversi, come nei centri urbani, e non segue la stessa geografia del benessere percepito.
La soddisfazione per le relazioni
Il secondo indicatore riguarda i rapporti con le persone che si conoscono già. ISTAT chiede quanto si è soddisfatti delle relazioni familiari, delle amicizie e del tempo libero, con quattro risposte possibili da "molto" a "per niente". Il grafico riporta la quota di chi si dichiara molto o abbastanza soddisfatto, con la fiducia negli altri come termine di paragone.
Quota di popolazione di 14 anni e oltre soddisfatta di ciascun aspetto, 2024. Fonte: ISTAT, indagine Aspetti della vita quotidiana.
Quasi nove persone su dieci si dichiarano soddisfatte delle proprie relazioni familiari, otto su dieci delle amicizie. Sono valori tra i più alti registrati nell'indagine, in linea con quelli sulla salute e molto superiori a quelli sulla situazione economica, ferma al 57,6%. La distanza con la fiducia negli sconosciuti, ferma al 22,5%, è la differenza tra come gli italiani valutano i legami che hanno e quanto si aspettano da chi non conoscono.
A differenza della fiducia generalizzata, la soddisfazione per le relazioni è quasi identica in tutta Italia. Tra la regione più e meno soddisfatta delle relazioni familiari ci sono poco più di 6 punti, e per le amicizie circa 11: frazioni del divario che si osserva sulla fiducia. L'unico scostamento visibile nella serie storica è il calo del 2021, l'anno delle restrizioni per la pandemia, quando la soddisfazione per le amicizie scese di dieci punti e quella per il tempo libero di dodici, per poi risalire l'anno successivo.
Cosa dicono questi dati nel complesso
I due indicatori descrivono due strati diversi della vita sociale. Quello dei legami vicini, familiari e amicali, che gli italiani valutano bene e in modo omogeneo da Bolzano alla Sicilia. E quello della fiducia verso gli sconosciuti, che resta appannaggio di una minoranza e cambia in modo netto a seconda di dove si vive e del livello di istruzione.
In Italia la fiducia verso chi non si conosce è bassa e diseguale, mentre la soddisfazione per i legami che si hanno già è alta e quasi uguale ovunque.
Per chi si occupa di benessere psicologico a livello individuale, questi dati aggregati hanno un limite chiaro: descrivono la popolazione, non la singola persona. La fiducia negli altri si costruisce anche sull'esperienza diretta, non solo sul contesto: sul perché a livello personale può risultare difficile fidarsi, c'è un approfondimento dedicato. Le guide di questo sito su intelligenza emotiva e sulle competenze di crescita personale lavorano su questo piano individuale. Per il quadro sulla soddisfazione di vita e sul confronto con l'Europa c'è invece l'Osservatorio sul benessere emotivo in Italia.
Domande frequenti
Quanti italiani si fidano degli altri?
Nel 2024 il 22,5% delle persone di 14 anni e oltre ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia, secondo l'indagine ISTAT "Aspetti della vita quotidiana". È un dato in calo di 2,3 punti rispetto al 2023 e vicino ai valori di inizio decennio.
Che cos'è la fiducia interpersonale?
È la quota di persone che pensano ci si possa fidare della gente in generale, sconosciuti compresi. Si chiama anche fiducia generalizzata ed è uno degli indicatori della dimensione "Relazioni sociali" del rapporto BES dell'ISTAT, usato negli studi sul capitale sociale. È diversa dalla fiducia verso persone note come familiari, amici o colleghi, che è molto più alta.
In quali regioni italiane la fiducia negli altri è più alta?
Nel 2024 la quota più alta è nella Provincia autonoma di Bolzano (38,1%), seguita da Trento (32,5%) e dalla Valle d'Aosta (29,4%). Le più basse sono in Sicilia (15,7%), Abruzzo (17,8%) e Basilicata (18,8%). Nel Nord la media è 24,9%, nel Mezzogiorno 19,0%.
Gli italiani sono soddisfatti delle loro relazioni?
Sì. Nel 2024 l'87,9% si dichiara molto o abbastanza soddisfatto delle relazioni familiari e il 79,7% delle amicizie. A differenza della fiducia verso gli sconosciuti, questo dato è quasi uguale in tutte le regioni italiane.
La fiducia negli altri dipende dal livello di istruzione?
I dati mostrano una relazione netta: nel 2024 il 35,7% di chi ha una laurea ritiene gli altri degni di fiducia, contro il 13,9% di chi ha al massimo la licenza elementare. Il divario per titolo di studio è più ampio di quello tra le regioni, ma ISTAT non permette di stabilire un rapporto di causa ed effetto.
Metodologia e fonti
| Fonte | Indicatore | Licenza | Dato estratto il |
|---|---|---|---|
| ISTAT, indagine "Aspetti della vita quotidiana" (AVQ) | Fiducia interpersonale: quota di persone di 14 anni e oltre che ritiene gran parte della gente degna di fiducia | CC BY 4.0 | 30 agosto 2026 |
| ISTAT, indagine "Aspetti della vita quotidiana" (AVQ) | Soddisfazione (molto o abbastanza) per relazioni familiari, amicizie, tempo libero, salute, situazione economica | CC BY 4.0 | 30 agosto 2026 |
Entrambi gli indicatori provengono dall'indagine campionaria annuale ISTAT "Aspetti della vita quotidiana", che intervista circa 24.000 famiglie. Fanno parte della dimensione "Relazioni sociali" del rapporto BES (Benessere Equo e Sostenibile), lo strumento con cui ISTAT affianca al PIL misure di qualità della vita non economiche dal 2013. I dati sono estratti dai dataflow SDMX 83_63_DF_DCCV_AVQ_PERSONE_127, 83_63_DF_DCCV_AVQ_PERSONE_124, 83_63_DF_DCCV_AVQ_PERSONE_150.
La fiducia interpersonale si misura con una domanda a scelta binaria: "in generale, ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia oppure che non si è mai abbastanza prudenti nel trattare con gli altri?". La quota riportata è quella di chi sceglie la prima opzione. Non misura la fiducia verso persone note (familiari, amici, colleghi), che ISTAT rileva separatamente ed è molto più alta.
Sono misure autodichiarate: registrano quello che le persone rispondono, non un criterio oggettivo esterno. La caduta della soddisfazione per le amicizie e per il tempo libero nel 2021, visibile nel grafico, coincide con l'anno delle restrizioni legate alla pandemia. Questa pagina ripubblica i valori ufficiali senza modificarli e viene aggiornata quando ISTAT rilascia i dati dell'anno successivo (ultimo anno disponibile: 2024), non con una cadenza fissa.

