L’empatia cognitiva è una delle competenze chiave dell’intelligenza emotiva, fondamentale nelle dinamiche personali, sociali e professionali. Ma cosa significa davvero, come si distingue dalle altre forme di empatia e come può essere allenata nella vita di tutti i giorni?
Cos’è l’empatia cognitiva?
Secondo Daniel Goleman e Cary Cherniss nel libro Optimal, l’empatia cognitiva consiste nella capacità di comprendere i pensieri, i sentimenti, il punto di vista e le motivazioni degli altri, senza necessariamente condividere direttamente il loro stato emotivo.
Si tratta di assumere la prospettiva mentale dell’altro, di “calarsi nella sua mente” per prevederne bisogni e reazioni e per interpretarne intenzioni e stati d’animo.
In altre parole, permette di capire “cosa sente l’altro” senza lasciarsi coinvolgere affettivamente o essere travolti dalle emozioni altrui.
Questa abilità è cruciale per chi gestisce team di lavoro, negozia, fa da mediatore o guida persone. Permette di comunicare con lucidità, risolvere conflitti e prendere decisioni eque anche in situazioni ad alta tensione. Essere in grado di comprendere la prospettiva altrui è il fondamento su cui si costruiscono relazioni efficaci e strategie di leadership vincenti.
Empatia cognitiva, emotiva e preoccupazione empatica: le differenze
Un aspetto centrale nel modello di Goleman è la chiara distinzione tra 3 diverse componenti dell’empatia. Capire queste differenze è essenziale per comprendere come agiamo e reagiamo nelle nostre interazioni.
Tipo di empatia | Descrizione | Coinvolgimento emotivo | Motivazione all’azione |
---|---|---|---|
Cognitiva | Comprendere razionalmente emozioni, pensieri e intenzioni altrui. | No | No |
Emotiva (affettiva) | Sentire dentro di sé le emozioni vissute dall’altro, quasi come se fossero proprie. | Sì | Non necessariamente |
Preoccupazione empatica | Motivazione ad aiutare e sostenere l’altro dopo averne compreso o sentito la sofferenza. | Sì | Sì |
- Empatia cognitiva: si basa sulla logica e sulla comprensione intellettuale delle emozioni e dei vissuti degli altri. Non comporta una partecipazione emotiva, ma è piuttosto un atto di intelligenza.
- Empatia emotiva: si verifica quando percepiamo e viviamo quasi direttamente le emozioni dell’altro, rispecchiandole nel nostro mondo interno. È il meccanismo che ci fa commuovere guardando un film triste o provare gioia per la felicità di un amico.
- Preoccupazione empatica (o compassione): va oltre la semplice comprensione o sensazione. Oltre a comprendere e percepire lo stato emotivo dell’altro, questo tipo di empatia determina una profonda spinta ad agire per alleviare la sua difficoltà o il suo dolore.
Qualche esempio pratico:
Per rendere questi concetti ancora più concreti, pensiamo a 3 scenari molto comuni in cui emerge l’empatia.
Empatia cognitiva
Un manager ascolta una collega affaticata e capisce che è sotto pressione. Pur non sentendo la sua stessa ansia, usa questa comprensione per rimodulare le scadenze o offrire un supporto mirato.
Empatia emotiva
Chi assiste a una scena commovente in un film e si commuove profondamente, condividendo l’emozione dei personaggi. Si sentono le lacrime salire agli occhi, anche se la storia non è reale.
Preoccupazione empatica
Una persona che vede un passante cadere e, sentendo un profondo dispiacere e urgenza, si precipita ad aiutarlo a rialzarsi. La sensazione si traduce immediatamente in un’azione.
Come migliorare l’empatia cognitiva: strategie pratiche quotidiane
L’empatia cognitiva, come sottolinea Goleman, si può e si deve allenare per raggiungere lo “stato ottimale” nelle relazioni, ovvero quello in cui ognuno dà il meglio di sé. Non è una dote ma una competenza da coltivare.
Qui di seguito alcune strategie pratiche per svilupparla giorno dopo giorno:
- Praticare l’ascolto attivo: non si tratta solo di sentire le parole ma di comprenderle veramente. Sospendi il giudizio, fai domande chiarificatrici (“Mi puoi spiegare meglio cosa intendi?”) e presta attenzione a ciò che l’altro comunica, sia verbalmente che non verbalmente.
- Assumere prospettive diverse: allenati deliberatamente a “metterti nei panni degli altri”. In una situazione di conflitto o disaccordo, chiediti: “Se fossi lui/lei, come vedrei questa situazione? Quali sarebbero le mie priorità?”. Questo esercizio allena la tua flessibilità mentale.
- Sviluppare la consapevolezza emotiva: impara a distinguere tra le tue emozioni e quelle degli altri. Presta attenzione alle tue reazioni e ai tuoi automatismi, in modo da capire quando stai “sentendo” un’emozione e quando la stai semplicemente “comprendendo”.
- Esercizi di mentalizzazione: prova a immaginare le motivazioni e le intenzioni delle persone intorno a te, anche in modo creativo. Perché la cassiera del supermercato è così di fretta? Cosa avrà pensato il tuo collega in quella situazione? Questi piccoli esercizi quotidiani affinano la tua capacità di “leggere le menti altrui”.
L’empatia cognitiva è il pilastro della comunicazione efficace, della leadership e della collaborazione. Permette di comprendersi al di là della superficie e di creare relazioni basate su rispetto e comprensione reciproca.
A differenza dell’empatia emotiva e della preoccupazione empatica, non coinvolge necessariamente le emozioni o la spinta ad agire ma ne rappresenta la premessa fondamentale. E, come insegna Goleman, può essere coltivata con consapevolezza, esercizio e apertura verso l’altro.