Scheda del libro
- Titolo: Optimal. Dimentica la perfezione, evita il burnout e vivi al tuo meglio
- Autore: Daniel Goleman, Cary Cherniss
- Editore: Rizzoli
- Anno: 2024
- Pagine: 336
Ventotto anni dopo Intelligenza Emotiva, il libro che ha cambiato il modo in cui pensiamo alle emozioni e al successo, Daniel Goleman torna con una domanda che riguarda tutti: come possiamo dare il meglio di noi stessi ogni giorno, evitando il burnout?
Optimal, scritto insieme allo psicologo Cary Cherniss e pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2024, propone una risposta che ribalta alcune convinzioni diffuse. Non si tratta di inseguire momenti di performance straordinaria, quei picchi che arrivano una volta ogni tanto e poi svaniscono, ma di costruire una sequenza costante di giornate buone. Giornate in cui ci si sente produttivi, coinvolti, soddisfatti. Senza il prezzo dell’esaurimento.
È un cambio di prospettiva sottile ma significativo che parla direttamente a chi lavora troppo, a chi si sente sempre in ritardo rispetto alle proprie aspettative, a chi si chiede perché certi giorni tutto funziona e altri no.
Di cosa parla Optimal?

Il libro ruota attorno a un concetto centrale: lo stato ottimale. Non è un’idea nuova in senso stretto: Goleman e Cherniss la costruiscono a partire da decenni di ricerca sull’intelligenza emotiva. La formulazione è diversa da quella a cui siamo abituati.
Lo stato ottimale non è il momento in cui tutto va perfettamente. È quella condizione in cui riesci a lavorare bene, con concentrazione e coinvolgimento, sentendoti soddisfatto di quello che fai. È sostenibile, replicabile, quotidiano. E soprattutto, non richiede di spremere ogni goccia di energia fino all’ultima.
Gli autori partono da una constatazione semplice: la maggior parte di noi non vive giornate straordinarie. Viviamo giornate normali, intervallate da momenti di frustrazione e, più raramente, da picchi di soddisfazione. Il problema è che tendiamo a misurare il nostro valore su quei picchi, trascurando tutto il resto. Optimal propone di invertire la logica: invece di rincorrere l’eccezionale, costruisci le condizioni per avere costantemente giornate buone.
Per farlo, secondo Goleman e Cherniss, servono le competenze dell’intelligenza emotiva. Non come concetto astratto, ma come insieme di abilità pratiche che si possono allenare e applicare.
Stato ottimale vs stato di flow: la distinzione chiave
Chi si occupa di performance e produttività conosce bene il concetto di flow, lo stato di flusso descritto dallo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi. È quel momento in cui sei così immerso in quello che fai che il tempo sembra sparire, la fatica non si sente e tutto scorre con naturalezza. Atleti, musicisti, chirurghi lo descrivono come il loro stato ideale.
Goleman non nega il valore del flow. Anzi, in passato lo ha definito come “la massima espressione dell’intelligenza emotiva”. Ma in Optimal introduce una distinzione importante: il flow è meraviglioso, ma è anche raro, imprevedibile e difficile da mantenere. Costruire la propria vita lavorativa intorno all’aspettativa di entrare in flow ogni giorno è una ricetta per la frustrazione.
Lo stato ottimale è diverso. È meno spettacolare ma più affidabile. Goleman lo descrive come una condizione “abbastanza buona da sostenere l’eccellenza ogni giorno, senza ammazzarti o ammazzare le persone che lavorano per te”. È un obiettivo realistico, non un ideale irraggiungibile.
La metafora che emerge dal libro è quella dell’agenda all’80%. Così come alcuni esperti di produttività consigliano di non riempire completamente il calendario per lasciare spazio agli imprevisti e al pensiero creativo, lo stato ottimale lascia margine. Non pretende il massimo assoluto in ogni momento ma un livello alto e costante che si può sostenere nel tempo.
Optimal e la prevenzione del burnout
Il sottotitolo italiano del libro, Dimentica la perfezione, evita il burnout e vivi al tuo meglio, rende esplicito un tema che attraversa tutto il testo: la relazione tra ricerca della performance e rischio di esaurimento.
Il burnout, riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come fenomeno occupazionale, colpisce sempre più persone. Secondo la psicologa Christina Maslach, che ha sviluppato gli strumenti di misurazione più utilizzati, si manifesta attraverso tre dimensioni:
- esaurimento emotivo,
- depersonalizzazione (un distacco cinico verso il proprio lavoro e le persone),
- ridotta realizzazione personale.
Goleman e Cherniss collegano direttamente il burnout alla mancanza di intelligenza emotiva, sia a livello individuale che organizzativo. Chi non riconosce i propri segnali di stress, chi non sa gestire le emozioni negative, chi lavora in ambienti dove l’empatia è assente, è più esposto al rischio.
Lo stato ottimale funziona come antidoto perché è sostenibile per definizione. Non chiede di dare sempre il massimo ma di trovare un equilibrio tra impegno e recupero, tra sfida e risorse disponibili. È una performance che si può mantenere nel tempo senza pagare il prezzo dell’esaurimento.
Gli autori dedicano particolare attenzione al ruolo delle emozioni positive. Non si tratta di pensiero positivo superficiale ma di una dinamica documentata dalla ricerca: le emozioni positive ampliano le capacità cognitive e creative (quella che la psicologa Barbara Fredrickson chiama “broaden-and-build theory”), mentre le emozioni negative le restringono. Coltivare attivamente stati emotivi positivi non è un lusso ma una strategia concreta per lavorare meglio.
Applicazioni per leader e organizzazioni
Una parte significativa di Optimal è dedicata alle implicazioni per chi guida team e organizzazioni. La tesi di fondo è che i leader emotivamente intelligenti non solo performano meglio ma creano le condizioni perché anche gli altri raggiungano il loro stato ottimale.
Secondo i dati citati dagli autori, i team guidati da manager con alta intelligenza emotiva mostrano livelli più elevati di soddisfazione, minore turnover, maggiore coinvolgimento. Non è un caso: un leader che sa leggere le emozioni del gruppo, che comunica in modo efficace, che gestisce i conflitti senza esacerbarli, crea un ambiente dove è più facile lavorare bene.
Goleman e Cherniss identificano alcuni comportamenti specifici che i leader dovrebbero evitare per non creare ambienti a rischio burnout: l’uso di linguaggio negativo, la tendenza a ignorare le emozioni degli altri, la mancanza di riconoscimento per il lavoro ben fatto, aspettative irrealistiche sui tempi e sui risultati.
Il libro cita anche il cambiamento nelle competenze richieste ai vertici aziendali. Secondo una ricerca sulle job description per posizioni C-suite, negli ultimi decenni la domanda di soft skill è cresciuta di quasi il 30%, mentre i requisiti per competenze tecniche sono diminuiti del 40%. L’intelligenza emotiva, spesso mascherata sotto etichette come “presenza di leadership” o “gestione del team”, è diventata un criterio di selezione sempre più importante.
A chi è rivolto questo libro?
Optimal si rivolge a diversi tipi di lettori. Il primo gruppo è quello dei professionisti che sentono di lavorare troppo senza ottenere risultati proporzionati allo sforzo, che oscillano tra periodi di iperattività e momenti di svuotamento, che si chiedono se esista un modo più sostenibile di essere produttivi.
Il secondo gruppo comprende manager e leader che vogliono capire come creare ambienti di lavoro migliori per i loro team, come riconoscere i segnali di stress nei collaboratori, come sviluppare una leadership che non si basi sulla pressione ma sull’intelligenza emotiva.
Il terzo gruppo è formato da chi ha già letto i libri precedenti di Goleman e cerca un aggiornamento. Optimal non introduce concetti radicalmente nuovi ma li riorganizza e li applica a una domanda specifica: come tradurre l’intelligenza emotiva in performance sostenibile.
Va detto che alcune recensioni segnalano una certa ripetitività rispetto alle opere precedenti di Goleman. Chi conosce bene Intelligenza Emotiva, Lavorare con Intelligenza Emotiva e Leadership Emotiva troverà molti concetti familiari. Il valore aggiunto sta nella sintesi, nell’aggiornamento con ricerche più recenti e nell’applicazione pratica al tema della sostenibilità della performance.


