Cosa ti chiedono, perché te lo chiedono e come usano le tue risposte per proporti tre terapeuti tra cui scegliere.
Il test di Unobravo ha una particolarità che lo distingue dagli altri: alla fine non ti assegna un solo terapeuta, te ne propone tre. E tocca a te scegliere quale contattare per primo. È una differenza piccola sulla carta ma enorme nella pratica, perché ti ridà un pezzo di controllo in un momento in cui, diciamocelo, un po’ di controllo fa comodo.
Prima di lanciarti sul pulsante “inizia”, ti porto dentro al test e ti racconto cosa succede a ogni passaggio. Così ci arrivi preparato e ne tiri fuori il massimo.
Quanto dura e come è fatto
Cinque-dieci minuti, massimo. Si fa dal cellulare o dal computer, senza registrarsi prima. Il questionario è a scelta multipla nella maggior parte dei casi, con qualche campo aperto se vuoi aggiungere qualcosa che non rientra nelle opzioni standard.
Come quello di Serenis, anche questo è dinamico: le domande cambiano in base alle tue risposte precedenti. Se all’inizio dichiari di avere difficoltà nelle relazioni, dopo ti faranno domande più specifiche su quell’ambito. Se parli di ansia, approfondiranno lì. Significa che il percorso di ogni persona dentro il test è diverso, e questo rende l’abbinamento finale più preciso.
Le domande che ti aspettano
Ti anticipo cosa troverai, blocco per blocco, così non arrivi impreparato.
La ragione per cui sei lì. Inizia subito con la domanda delle domande: cosa ti porta a cercare supporto? Trovi una lista di temi (ansia, attacchi di panico, depressione, lutto, relazioni difficili, autostima bassa, difficoltà sul lavoro, disturbi alimentari, questioni legate all’identità, dipendenze affettive, tra gli altri) e ti chiedono di selezionare quelli che ti rispecchiano. Puoi sceglierne più di uno, e ti consiglio di farlo se le cose che ti portano lì sono più di una. Mentire per sembrare “meno complicato” non ti aiuta, anzi.
Quanto tempo porti con te quello che senti. Ti chiedono da quanto tempo stai vivendo quello che hai descritto. Qualche settimana, qualche mese, qualche anno, da sempre. Questa informazione serve al terapeuta per capire se sei in una fase acuta o se si tratta di qualcosa di più strutturale, e di conseguenza per adottare un approccio più adatto.
Dati anagrafici e identitari. Età e genere, principalmente. Unobravo è particolarmente attenta alle questioni di identità di genere e orientamento: ha professionisti formati specificamente su tematiche LGBTQIA+, quindi se è un aspetto che ti riguarda puoi indicarlo e verrai abbinato a chi sa lavorarci con competenza.
Le tue preferenze sul terapeuta. Qui diventa interessante. Ti chiedono se preferisci un terapeuta uomo o donna (o se non hai preferenze), se ti interessa un orientamento teorico specifico (cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, psicodinamico, ACT, eccetera) oppure se vuoi lasciar decidere all’algoritmo. Se non conosci gli orientamenti teorici, rispondi tranquillamente “non ho preferenze”: il sistema sceglierà in base a quello che funziona meglio per la tua situazione.
Disponibilità oraria. Ti chiedono in che fasce orarie sei libero per le sedute. Non una data specifica, ma una finestra indicativa: mattina, pausa pranzo, pomeriggio, sera, weekend. Questo filtro è più importante di quanto sembri: se non puoi fare sedute di sera, ti proporranno solo terapeuti disponibili nei tuoi orari, altrimenti rischi di ricevere proposte impossibili da conciliare con il tuo lavoro.
Esperienze precedenti con la terapia. Ti chiedono se hai già fatto psicoterapia in passato. Se sì, com’è andata, se ti è servita, se hai preferenze su cose da evitare questa volta. Valuta l’onestà qui: un terapeuta che sa che hai già provato un approccio cognitivo-comportamentale senza risultati può proporti qualcosa di diverso.
Alcune domande sullo stato d’animo recente. Sul finale ci sono domande più dirette sul come stai: sonno, appetito, energia, pensieri ricorrenti, rapporto con gli altri. Alcune di queste sono tratte da scale cliniche di screening (come PHQ-9 per i sintomi depressivi o GAD-7 per quelli ansiosi) e servono a dare al terapeuta un quadro di partenza. Non hai bisogno di sapere i nomi tecnici, ti basta rispondere onestamente a come ti senti negli ultimi tempi.
Cosa succede alla fine
Quando hai finito, lasci email e numero di telefono e inviti il questionario. Qui parte il lavoro di Unobravo: l’algoritmo di matching elabora le tue risposte, incrocia le tue preferenze con il database dei professionisti disponibili, e seleziona una rosa di tre persone che possono fare al caso tuo. Ti arriva una proposta con i tre profili, ciascuno con nome, foto, approccio terapeutico, anni di esperienza e ambiti di specializzazione.
A questo punto la palla passa a te. Leggi i tre profili, guarda le foto, senti quale ti incuriosisce di più, e prenoti il primo colloquio conoscitivo con quello che ti convince. Il colloquio è gratuito e dura una cinquantina di minuti. Se al termine senti che è la persona giusta, puoi iniziare il percorso. Se invece ti accorgi che la sintonia non c’è, puoi tornare indietro e contattare uno degli altri due professionisti proposti, sempre con un colloquio gratuito.
È un modello che sposta un po’ di responsabilità sul lato tuo (devi scegliere, non ti viene imboccata la scelta), ma che in cambio ti dà più controllo e, statisticamente, aumenta le probabilità di trovare una persona con cui funzioni davvero.
Consigli pratici per compilarlo bene
Prenditi un momento tuo. Non compilarlo mentre cammini, mentre sei in coda, mentre aspetti qualcuno. Trovati uno spazio di dieci minuti veri dove puoi rispondere con la testa dove ti pare, non con metà cervello altrove.
Sii generoso sulle aree di difficoltà. Non c’è un bonus per chi dichiara meno problemi, e l’abbinamento che ne esce non sarà più preciso. Se ci sono più cose che ti pesano, segnalale tutte. Il terapeuta vedrà con te quali affrontare prima, ma deve sapere cosa c’è nel pacchetto.
Sulle preferenze, sii onesto con te stesso. Se ti sentiresti più a tuo agio con una donna, dillo. Se preferisci qualcuno della tua età, dillo. Queste non sono richieste frivole, sono elementi che influiscono sulla costruzione del rapporto terapeutico. Nasconderle per apparire “aperto” non ti fa un favore.
Se hai pensieri pesanti, non nasconderli. Se ti arrivano domande su pensieri di autolesione o pensieri suicidi, non mentire per paura di essere “etichettato”. Al contrario, essere onesto su questi aspetti permette al sistema di orientarti verso un professionista che sa gestirli con competenza. Chi lavora su Unobravo è formato anche su queste situazioni e sa quando suggerire un supporto integrato (psichiatrico, per esempio). Non devi vergognarti di nulla che stai vivendo.
Se stai pensando “ma poi mi chiameranno mille volte?”
Me lo chiedono in tanti prima di compilare questi test, quindi ti rispondo senza giri di parole: no. Dopo il test ti arriva un’email con la proposta dei tre terapeuti e qualche eventuale reminder se non prenoti subito, ma non vieni tempestato di chiamate commerciali. Puoi compilare il test, prenderti due settimane per pensarci e poi decidere se prenotare il colloquio.
Qualche persona mi ha scritto dicendo che compilare il test è stata la parte più utile di tutto il processo: mentre rispondevano, hanno messo in fila cose che avevano sempre evitato di guardare da vicino. Anche se poi non avviassero il percorso, compilare il questionario li ha aiutati a fare chiarezza. Considerala anche tu come un primo esercizio di consapevolezza, non come un adempimento burocratico per arrivare al terapeuta.
Pronto a vedere chi ti propongono?
Compilare il test è gratuito e non ti impegna a nulla. Se i tre profili che ti arrivano non ti convincono, puoi chiudere lì.
Inizia il test di UnobravoIl link sopra è un link di affiliazione: se inizi un percorso con Unobravo attraverso questo collegamento, intelligenza-emotiva.it riceve una piccola commissione, senza alcun costo aggiuntivo per te. La descrizione del test riportata in questa pagina è basata sull’esperienza diretta del questionario pubblico di Unobravo e può subire variazioni nel tempo.