Il test di Serenis: come funziona e come effettuarlo

Cosa ti chiedono, cosa fanno con le tue risposte e perché questo questionario conta più di quanto immagini.

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Quando senti dire “fai il test per trovare il tuo psicologo” probabilmente pensi a qualcosa tipo il test di Buzzfeed che ti dice quale pizza sei. E invece no: il questionario di Serenis è la porta d’ingresso vera e propria al percorso, quello che decide con chi farai il tuo primo colloquio. Non è un quiz per giocare, è il momento in cui racconti a qualcuno (in questo caso, a un algoritmo supervisionato da un team clinico) chi sei e di cosa hai bisogno.

Per questo motivo vale la pena arrivarci preparato, o almeno sapere cosa aspettarti. Qui sotto ti spiego com’è fatto, cosa ti chiede e perché ogni domanda ha un senso.

Quanto dura e cosa succede mentre lo fai

Dura tra i cinque e i dieci minuti, dipende da quanto ti vuoi soffermare sulle risposte aperte. Si compila tutto dal cellulare o dal computer, senza creare un account prima: i tuoi dati li inserisci man mano, quindi se ti fermi a metà non perdi nulla ma puoi riprenderlo dopo senza ansia.

Il test è strutturato in blocchi. Man mano che avanzi, le domande si adattano alle tue risposte precedenti. Significa che non lo fanno tutti uguale: se dici che stai vivendo un lutto, la parte seguente si focalizza lì; se dici che hai problemi sul lavoro, il test va in quella direzione. Non è questionario standardizzato vecchio stile, è più una conversazione guidata.

Cosa ti chiedono davvero

Ti anticipo i blocchi principali così ci arrivi lucido e non ti sorprendi davanti allo schermo.

Perché sei lì. Il primo blocco è quello che fa più impressione perché è il più diretto. Ti chiedono di selezionare le aree di difficoltà: ansia, depressione, relazioni, autostima, lavoro, lutto, disturbi alimentari, sessualità, genitorialità, identità di genere, dipendenze, e altre ancora. Puoi sceglierne più di una. Non c’è una risposta giusta o sbagliata, c’è la tua risposta. E qui un suggerimento: non sottovalutarti. Se stai male anche solo un po’, selezionalo. Il terapeuta lo saprà gestire, se non lo selezioni invece rischia di non emergere proprio.

Da quanto tempo. Ti chiedono da quanto stai affrontando la situazione che hai segnalato. Serve a capire se sei in una fase acuta recente o se è qualcosa che ti accompagna da anni, perché l’approccio terapeutico cambia parecchio nei due casi.

Chi sei. Età, genere, qualche informazione anagrafica di base. Non è curiosità, è utile per l’abbinamento: alcune persone si trovano meglio con un terapeuta di un genere specifico o di una fascia d’età vicina alla propria, e il test ne tiene conto.

Le tue preferenze. Qui ti chiedono cose concrete: in che fascia oraria preferiresti fare le sedute, se hai una preferenza sul genere del terapeuta, se hai già fatto terapia in passato e com’è andata. Rispondi onestamente anche se pensi “vabbè ma che importanza ha”. Ce l’ha.

Quanto stai male, davvero. In alcuni punti ti fanno domande più dirette su come ti senti: pensieri ricorrenti, sonno, appetito, capacità di concentrarti, voglia di stare con gli altri. Alcune di queste sono scale cliniche riconosciute (tipo quelle usate per valutare sintomi depressivi o ansiosi) e servono a capire l’intensità di quello che stai vivendo. Se a qualche domanda ti accorgi che la risposta è più pesante di quanto pensassi, è una buona cosa che emerga, non una brutta cosa.

Cosa succede dopo che hai finito

Dopo aver inviato il questionario, lasci un contatto (email e numero di telefono). Da quel momento il sistema fa due cose contemporaneamente: elabora le tue risposte per trovare l’abbinamento e le fa passare sotto gli occhi del team clinico, che controlla se il match proposto dall’algoritmo ha senso o se va aggiustato.

Entro 24-48 ore ricevi la proposta del terapeuta assegnato, con un profilo che include nome, foto, approccio terapeutico (cognitivo-comportamentale, sistemico, psicodinamico, eccetera), anni di esperienza e temi su cui lavora. A quel punto puoi prenotare il primo colloquio conoscitivo, che è gratuito.

Se dopo il primo incontro senti che non è la persona giusta per te, non sei bloccato: puoi chiedere un cambio terapeuta senza pagare penali, senza spiegare in dettaglio cosa non ha funzionato. Anzi, Serenis ti permette oggi di fare fino a tre colloqui conoscitivi gratuiti con professionisti diversi prima di scegliere definitivamente. Non sprecare questa opportunità se hai dei dubbi: la sintonia con il terapeuta è uno dei fattori che incidono di più sulla riuscita del percorso, al di là dell’approccio tecnico che usa.

Quattro cose che ti faranno fare meglio il test

Detto tutto questo, ti lascio qualche consiglio per affrontarlo meglio.

Fallo in un momento tuo. Non tra una riunione e l’altra, non mentre la cena brucia. Prenditi dieci minuti veri, in un posto tranquillo, senza notifiche. Le risposte che dai lì determinano con chi parlerai dei tuoi pensieri più intimi: darsi un po’ di spazio per rifletterci è il minimo.

Rispondi in modo onesto, non in modo strategico. Alcune persone provano a “ottimizzare” le risposte pensando di essere abbinate al terapeuta migliore. Non funziona così, e comunque ti staresti sabotando da solo: se menti nel questionario ti arriverà un terapeuta che non è adatto a te, non uno migliore.

Se hai fatto altre terapie, dillo. Anche se sono finite male, anche se non ti va di raccontarlo. Il terapeuta che ti segue sapendo cosa hai già provato può evitarti di ripetere le stesse strade che non hanno funzionato.

Non avere paura delle domande che sembrano “forti”. Se ti chiedono se hai avuto pensieri autolesivi o suicidi, non stanno cercando di fare di te un “caso grave”. Stanno cercando di capire se hai bisogno di un tipo di supporto specifico, magari con uno psichiatra affiancato. Negare per paura di sembrare “problematico” ti danneggia, non ti protegge.

E se non sei sicuro di volerlo fare?

Capita spesso di arrivare alla pagina del test, fissare il pulsante “inizia” e chiudere tutto. Non è pigrizia: è che iniziare un percorso psicologico è una decisione vera, non una cosa che si fa distrattamente. Se ti trovi in questa situazione, due riflessioni.

La prima: compilare il test non ti vincola a nulla. Puoi farlo, ricevere la proposta del terapeuta, leggerla con calma e decidere nei giorni successivi se prenotare o no il primo colloquio. Nessuno ti chiamerà insistentemente per convincerti, e se decidi di non procedere basta non prenotare. Il questionario, in un certo senso, è già parte del processo di riflessione: mentre rispondi, ti accorgi di cose che ignoravi o sottovalutavi.

La seconda: se il blocco è economico, ricordati che il primo colloquio è gratuito. Significa che puoi parlare con un professionista qualificato per cinquanta minuti senza pagare un euro, e da lì decidere se continuare. Molte persone escono dal primo colloquio con le idee molto più chiare su quello che vogliono fare, anche quando poi scelgono di non iniziare subito la terapia.

Pronto a provarci?

Il test è gratuito e non ti impegna a nulla. Lo inizi ora, lo finisci quando ti pare.

Inizia il test di Serenis

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